Le dentellature dell'emissione definitiva di Fiume: il punto di vista di Fiumefil

29/11/2018 Oliviero Emoroso Emissioni

LE DENTELLATURE DELLA SERIE DEFINITIVA, CD. ALLEGORIE E VEDUTE.

Sul n. 95 del notiziario A.F.I.S. di varietà e specializzazioni “La Ruota Alata – L’Odontometro”, riproposto in questo sito, è comparso un interessantissimo articolo di Luciano Garagnani su Fiume, meglio sulle dentellature della prima serie definitiva, c.d. Allegorie e vedute, denominata anche Autonoma. Consiglio tutti gli appassionati di leggerlo, in quanto penso che l’articolo apra una riflessione su un aspetto importante della filatelia di Fiume.

Cercherò di sintetizzare pochi punti salenti dell’argomentato ed ampiamente documentato articolo.

- La tipografia incaricata, Zanardini di Trieste, disponeva di un unico dentellatore dal passo 11 ½.
- Francobolli non dentellati furono oggetto di furti da parte di dipendenti infedeli, svoltisi poco alla volta, in un cospicuo arco di tempo.
- I fogli rubati vennero in gran parte perforati 10 ½ con un perforatore professionale probabilmente presso altre tipografie, mentre quelli con passo superiore a 11 ½ vennero realizzate con perforatore più impreciso con interassi dei fori non regolari.
- Conseguentemente i francobolli effettivamente venduti alle poste hanno tutti dentellatura 11 ½, mentre gli altri sono tutti di provenienza furtiva, ceduti privatamente.
- Unica eccezione il 10 cor. Posta Fiume sovrastampato Franco 55, per il quale vennero utilizzati anche francobolli dentellati provenienti da un sequestro del luglio 1919, regolarmente venduti agli sportelli postali.
- Analogo discorso vale per i non emessi con tassello “Posta Fiume”, incluso il 25 cent., già catalogato da Oliva come dentellato 10 ½.Oliva, però, si era sbagliato, in quanto, come risulta dalla lettera a lui indirizzata all’epoca dal proprio incaricato a Fiume, aveva ricevuto uno stock di  25 cent. non acquistati agli sportelli delle poste, che non essendo dentellati 11 ½, erano, per deduzione, di provenienza furtiva.

Vedi immagine n. 1 (Francobollo sovrastampato dentellato 11 ½ a confronto con il non emesso dentell. 10 1/2)

La ricostruzione dell’intera vicenda è perfettamente coerente con quanto riportato dal Catalogo storico – descrittivo dei francobolli d’Italia, edito nel 1923 e redatto da Umberto Riccotti e Vincenzo Antoniazzo, rispettivamente Presidente e Segretario del Circolo Filatelico Fiumano. Vi si legge che i francobolli oggetto di furto furono dentellati 10 ½.

Gli illustri esponenti del Circolo Filatelico Fiumano, vanno annoverati certamente tra le fonti più autorevoli dell’epoca, mentre la ricostruzione di Garagnani ha il pregio di farci capire con chiarezza le stringate note riportate nel loro Catalogo storico.

Ricordo, tuttavia, che i citati esponenti del Circolo, benché vissuti all’epoca delle vicende filateliche di cui si tratta, non furono esenti da errori ed imprecisioni.

Garagnani è però coerente anche con l’osservazione di parte del materiale circolante: tutti i fogli soprastampati Franco 5 sono, infatti, dentellati 11 ½ e non è conosciuto alcun valore con dentellatura diversa.

Personalmente aggiungerei che sono reperibili francobolli dentellati 10 ½  ed annullati della serie con tassello Fiume, ma anche questo è coerente con la catalogazione di Antoniazzo e Riccotti, dove si avverte che i francobolli sottratti alla tipografia sono conosciuti passati per posta.

 Vedi immagine n. 2 (Francobolli con tassello FIUME dentellati 10 ½ ed annullati).

Gli usati sono meno frequenti dei nuovi e gli annulli si concentrano in un arco temporale che, per quanto a me noto, non supera il settembre 1919. Se ne deduce, a mio parere, che questi valori, di provenienza furtiva od ufficiale che fossero, non vennero ceduti per farne un massiccio uso postale, bensì annullati occasionalmente.

Volendo, però, fare l’avvocato del diavolo, insinuerei qualche dubbio circa l’assolutezza di qualche affermazione che, a distanza di 100 anni dalle emissioni è difficile da provare. Ciò soprattutto per un settore per il quale non esiste un archivio documentale e sul quale la prudenza è d’obbligo.

Ad esempio, non c’è certezza sul fatto che la tipografia triestina non disponesse di perforatori con passo diverso da 11 ½. E’, al contrario possibile che tra le dotazioni vi fosse un vecchio perforatore professionale, dal passo 10 ½, abbandonato in qualche stanza, in quanto gli effetti postali con quel tipo di dentellatura si staccavano in modo più impreciso di quelli con passo inferiore. Possibile altresì che nei momenti di grande intensità produttiva il vecchio perforatore potesse venire riutilizzato.

Passiamo all’emissione riveduta con tassello Posta Fiume, che fece la propria comparsa nel giugno 1919.

In base alla lettera scritta ad Oliva dal suo corrispondente Fiumano, del valore da 25 cent. “non vi furono ammanchi, ma si sospettò che vi fossero. Di esso fu iniziata la distribuzione la mattina del 28 luglio assieme agli altri valori, poi fu subito ritirato in attesa dell’inchiesta”. Come sappiamo, il 25 cent. non venne più rimesso in vendita, al pari dei valori da 1, 2, 3 e 5 corone.

Il corrispondente di Oliva non aveva comperato direttamente agli sportelli i 50 pezzi del non emesso da 25 cent.; egli scrive di esserseli fatti “prestare”. Da questo semplice fatto, però, non si può dedurre che il prestito fu fatto con francobolli di provenienza furtiva.

Dalla “Razionale catalogazione dei francobolli di Fiume” dello stesso Oliva, apprendiamo anche che sono conosciuti alcuni pezzi annullati del 25 cent.

L’Oliva sostiene, infine, che il grosso della produzione venne sovrastampato, con l’eccezione di alcuni esemplari “occasionalmente sfuggiti alla sovrastampa” tornati “ad aggiungersi ai confratelli mai sovrastampati”. I valori da 1, 2, 3 e 5 corone, invece, oggetto del furto, sarebbero stati introdotti negli anni successivi nel mercato filatelico “alla chetichella” e considerati “non emessi”. Sappiamo, inoltre, che anche questi valori potrebbero derivare da pezzi sfuggiti alla sovrastampa che doveva trasformarli in marche da bollo.

Su tale argomento il Catalogo storico descrittivo si limita a riferire che i cinque valori di cui si parla non vennero emessi “giacché una parte del quantitativo preparato fu sottratta prima della consegna.” Precisa poi che le dentellature 10 ½ e 13 ½ (sic!) “non sono ufficiali”.

Ho voluto evidenziare la maggior completezza di Oliva rispetto agli esponenti del Circolo fiumano in relazione alle vicende del 25 cent. in quanto su questo particolare francobollo serve un’analisi più approfondita, sollecitata proprio nell’articolo di Garagnani, il quale su di esso apre un “caso”.

Il 25 cent. non sovrastampato potrebbe derivare o da fogli interi (francobollo non emesso) o da fogli del sovrastampato “Franco 5” in cui alcuni esemplari sono sfuggiti alla sovrastampa. In  particolare la sovrastampa dovrebbe essere sfuggita in una o più righe. Da tempo, infatti, è catalogata la striscia di tre con l’esemplare centrale privo di sovrastampa (Sassone n. D76ha). Io stesso ho avuto occasione di vederne un paio e ne ho periziata una.

Vedi immagine n. 3 (Striscia di tre, dentellati 11 ½, di cui l’esemplare centrale privo della sovrastampa)

I pezzi derivanti dalla varietà, ovviamente sono dentellati 11 ½. Se, come penso, l’intera riga è rimasta priva della dicitura “Franco 5”, non sarebbe sufficiente neppure la coppia orizzontale, la cui immagine è riprodotta nell’articolo di Garagnani, a dimostrare che i 25 cent. “Posta Fiume” dentellati 11 ½ derivino con certezza da un foglio non sovrastampato. Occorrerebbe, per avere qualche indizio aggiuntivo, trovarne una quartina o almeno una coppia verticale.

Questo fatto non deve essere sfuggito ad Oliva; così pure non è fuggito ai maggiori periti suoi contemporanei, Alfredo Fiecchi e Alberto Diena. E’ molto istruttivo l’esame delle certificazioni di quei periti, i quali hanno regolarmente fatto rispettivamente riferimento al 25 cent. dentallato 10 ½ come francobollo “emesso a Fiume il 28.7.1919” e “non emesso di Fiume, 1919”. 

In particolare mi ha colpito un certificato storico di Alberto Diena, redatto nel 1958, che cito di seguito: “Poiché di tale francobollo – non emesso senza sovrastampa ‘Franco 5’ – se ne conoscono sia esemplari provenienti da fogli non sovrastampati ed altri da fogli distribuiti alla Posta in cui talora uno o più esemplari non vennero, per errore, soprastampati, ritengo che l’esemplare in esame provenga da foglio distribuito dalla Posta”. Segue l’immagine di un dentellato 10 ½, timbrato, ma con annullo illeggibile.

Sembra intendersi dalle poche righe,  che Diena, nella consapevolezza della possibile duplice provenienza, propendesse per attribuire la dentellatura 10 ½ dell’esemplare certificato ai fogli non sovrastampati, c.d. non emessi, comparsi fugacemente agli sportelli della Posta, ritenendo, invece, che i dentellati 11 ½ fossero pezzi sfuggiti alla sovrastampa.

Del rarissimo 25 cent. Posta Fiume annullato, ho visto, grazie alla cortesia di un amico filatelista, solamente un altro esemplare, su piccolo frammento recante annullo completo, dentellato 11 ½, anch’esso certificato dall’ing. Diena qualche anno dopo, il 2.9.1960. Sarebbe stato oltremodo interessante se il frammento avesse recato un annullo del luglio 1919 o comunque antecedente il 9 ottobre dello stesso anno: la teoria di Garagnani avrebbe trovato una conferma pressoché inoppugnabile. Ma così non è, dal momento che il prezioso frammento è datato parecchi mesi dopo l’emissione del sovrastampato “Franco”, nel maggio 1920; quindi, il francobollo potrebbe derivare dalla varietà non sovrastampata per errore.

 Vedi immagine 4 (25 cent. azzurro “Posta Fiume” annullato 17.5.1920)

Così come accaduto per il 25 cent., venduto per un brevissimo arco temporale agli sportelli ed anche annullato dagli stessi, si ha notizia anche di qualche raro esemplare in corone con dicitura “Posta Fiume” annullato postalmente. Nell’articolo di Garagnani viene riprodotta l’immagine di un pezzo da 1 corona, privo di sovrastampa, usato come marca da bollo e successivamente annullato “di favore”. Franco Grasselli, nel 1975 corredò un articolo con le immagini di alcuni pezzi del medesimo valore sfuggiti alla soprastampa ma egualmente applicati ad un documento per uso fiscale. Personalmente mi sono imbattuto in una busta affrancata con tre pezzi del 5 corone con tassello “Fiume”, in cui la sovrastampa che li trasformava in fiscali è quasi totalmente mancante: è impressa solo la piccola greca in corrispondenza del valore.

Vedi immagine 5 (Particolare di un 5 corone con sovrastampa fiscale quasi completamente mancante).

Ma conosco anche due francobolli timbrati, senza alcun riferimento di tassazione: uno, il 5 corone è dentellato 11 ½, pezzo peraltro già catalogato; l’altro è un 2 corone dentellato 12 1/2; entrambi hanno annulli del 1920 o successivi. Potrebbero, quindi, risalire a momenti in cui il materiale, ritirato o sottratto furtivamente, aveva già fatto la propria comparsa, “alla chetichella”, sul mercato filatelico.

Vedi immagine 6 (Francobolli in corone con dicitura Posta Fiume, probabilmente annullati dopo la loro comparsa sul mercato filatelico o pezzi sfuggiti alla sovrastampa come marche da bollo).

L’unico francobollo con dentellatura diversa da 11 ½ da considerarsi “originale”, meglio, “regolare” sarebbe, secondo l’articolo di Garagnani il 10 corone “Posta Fiume” dentellato 10 ½. Il valore sarebbe stato oggetto di furti masicci, ma nel luglio 1919, sarebbe stata sequestrata una partita di fogli, “tra cui sicuramente, alcuni fogli del 10 corone”. I fogli, ancorché muniti di falsa dentellatura, sarebbero stati fatti soprastampare “Franco 55” dalla Posta e regolarmente venduti agli sportelli.

Vedi immagine 7 (Dentellato 10 1/2)

Esso è l’unico conosciuto anche su busta regolarmente viaggiata e questo fatto parrebbe deporre a favore della tesi di Garagnani.

Vedi immagine 8 (Lettera da Fiume a Susak, affrancata filatelicamente, in eccesso rispetto alla tariffa, ma viaggiata e  tassata in arrivo, in quanto i Croati non riconoscevano la validità postale dei francobolli).

La vicenda sarebbe suffragata dalla nota che Il Catalogo storico di Antoniazzo e Riccotti porta sotto alla classificazione del 10 cor. dentellato 10 ½. Essa letteralmente recita: “Furono utilizzati francobolli sequestrati, aventi la dentellatura non ufficiale 10 ½”. Analoga nota compare in calce ad un fantomatico dentellato 10 ½ del 55 cent. su 1 corona, con tassello “Fiume”, che tuttavia, non è ad oggi conosciuto.
Non so da dove derivi la notizia che il sequestro avvenne nel mese di luglio, né se essa si fondi su un verbale di sequestro o su documentazione a me sconosciuta che potrebbe consentire a Garagnani di essere particolarmente certo di quanto sostiene. Però, mi sorgono spontanee alcune domande.

La serie posta Fiume venne messa in vendita nei primissimi giorni di giugno. La vendita venne poi ripresa il 28 luglio, con l’aggiunta del 25 cent. Nella partita oggetto di sequestro, ancorché dentellata privatamente, erano compresi anche altri valori poi venduti agli sportelli? Ad esempio i valori con tassello “Fiume” e dentellatura 10 ½? E’ possibile che anche il 25 cent. emesso il 28 luglio provenisse da questa partita sequestrata?

Ed ancora, come mai non si cita mai né trai francobolli oggetto di furto, né tra quelli sequestrati, né tra quelli di cui fu interrotta la vendita un altro valore, il 60 cent.  “Posta Fiume” , che esiste dentellato 10 ½ ed anche con dentellature diverse ed è pure abbastanza comune?

Concludendo: non so se le  suggestive tesi di Garagnani siano veritiere o meno. Se tutti i dentellati con passo diverso da 11 ½ siano di provenienza furtiva o meno. Se il non emesso da 25 cent. fosse dentellato 10 ½ o 11 1/2 .   Esse sembrano in linea con un’importante fonte dell’epoca e servono a comprenderne bene i contenuti superando l’essenzialità che, inevitabilmente, caratterizza un semplice catalogo, ma sono in contraddizione con altri autorevoli pareri, da tempo fatti propri da gran parte del mondo filatelico.

Sarà difficile arrivare ad un punto fermo sulla questione a distanza di 100 anni circa ed in mancanza di documenti da tempo dispersi. La prudenza è d’obbligo, anche perché la filatelia fiumana fornisce continue sorprese e frequenti nuove scoperte.