Posta per mare e trasformazioni di metà secolo - PREFILATELIA DI FIUME PARTE VI

02/05/2020 Oliviero Emoroso Emissioni

Uno dei principali effetti della Riforma del 1837 fu l’istituzione della posta via Mare, di cui, vettore pressoché unico fu il Lloyd Austriaco.

Nel 1836 Vienna aveva fondato il Lloyd Austriaco; esso iniziava a generare una corrente di traffici in direzione di Trieste che interessava anche la Dalmazia, rimasta piuttosto isolata, dopo la caduta della Repubblica veneziana.

La posta via mare, di conseguenza diveniva una necessità.

Nella sez. II^ del relativo Regolamento (20.12.1838), infatti, venne ammesso l’uso di trasporti “per acqua” tramite imprese private, vennero stabilite le relative regole e le “competenze di porto”, ovvero la disciplina delle relative tariffe.

Centrale era la figura dell’utente, il quale era libero di scegliere se affidare la corrispondenza al servizio “per terra” o “per acqua”, laddove esistente, indicando a propria cura, con l’indirizzo, come intende che l’Amministrazione debba procedere (v. immagine VI 61).

E’ ovvio, infatti, che nella fase iniziale la posta via mare venga trattata a livello ancora sperimentale, salvo l’eventuale successivo consolidamento delle vie marittime di trasporto.

L’indispensabilità del servizio via mare era già stato sancito poco prima dalle Direzioni postali di Trieste, Venezia e Zara con una “Notificazione” che metteva per la prima volta un certo ordine nella materia.

La posta, pervenuta per via di mare, doveva essere consegnata, a cura del Capitano della nave  all’ufficio di sanità, se necessario, o direttamente all’ufficio postale, per l’inoltro previo pagamento della tassa di porto, pari alla metà della tariffa interna austriaca.

Sulla corrispondenza doveva essere apposto un timbro speciale: “LETTERA ARRIVATA PER MARE”.

Queste disposizioni trovarono conferma a seguito della Riforma divenendo definitive per le Direzioni aventi porto di mare. Occorre, tuttavia ricordare che Fiume non era Direzione postale, dipendendo a quei tempi dalla Direzione Postale di Varasdin.

Il vettore marittimo trasportava  corrispondenze in plico chiuso, da ufficio ad ufficio, accompagnate da apposita bolla. Esse erano in quantità preponderante.

Era possibile, tuttavia, anche l’impostazione nelle cassette di bordo oppure rivolgersi agli uffici natanti. Da qui l’esigenza di regolare i rapporti tra le Poste ed il vettore al fine di stabilire le competenze alla manipolazione delle corrispondenze, sia l’uso di numerosi timbri, atti ad evidenziare il viaggio marittimo dalle stesse effettuato.

Le crescenti esigenze commerciali determinarono anche l’introduzione di timbri di provenienza specifici, portanti il nome del porto di provenienza.

Divenne invalso, infatti, l’uso delle c.d. “cassette di vapore” che venivano esposte a terra, durante le soste e ritirate a bordo nel corso del viaggio, in modo da soddisfare la richiesta dell’utente non viaggiante. Nacquero, così i “C.V. (col vapore) DA VENEZIA” (v. immagine VI 62) ed i “C.V. DA TRIESTE”, utilizzati su lettere in porto assegnato, non raccomandate, in quanto non comportanti un preventivo intervento dell’addetto postale.

In prospettiva, con l’aumentare della velocità dei trasporti marittimi, il servizio postale a bordo avrebbe perso importanza tanto che già all’inizio del novecento la cassetta di bordo sarebbe rimasta quale mero servizio per turisti.

Dopo gli sconvolgimenti del 1848 e la Restaurazione per Fiume iniziò un duro ventennio di occupazione croata. Fu un periodo assai difficile, anche economicamente, durante il quale il Corpus Separatum venne sospeso.

Il 1° giugno 1850 vennero emessi i primi francobolli.

Con essi, anche lo scopo delle timbrature cambiò, non essendo più la loro funzione primaria quella di indicare la provenienza, bensì quella di annullare i nuovi effetti postali.

Anche il Lloyd venne autorizzato a manipolare le corrispondenze con dei nuovi timbri “V.L.A.” (Vapori Lloyd Austriaco), forniti dapprima ai vapori della linea Trieste – Cattaro (1850) e nel 1853 a tutti i vapori lella linea di Croazia, inclusi quelli facenti capo al porto di Fiume.

L’emissione dei nuovi effetti era destinato a cambiare completamente le abitudini postali. Come spesso accade, tuttavia, il cambiamento non fu repentino e totale; per un certo periodo, accanto alle nuove regole, ne sopravvissero di vecchie (v. immagine VI 63).

Così, mentre andava diffondendosi la pratica del porto franco per l’interno, a seguito di alcune convenzioni tra le amministrazioni postali di diversi Stati, divenne possibile l’utilizzo del porto assegnato con Francia, Inghilterra e colonie, Costantinopoli, Salonichio e Seres, Maldavia e Valachia.

Il 1850 è anche l’anno l’anno  in cui Fiume venne elevata al rango di Post Direction.

L’organigramma prevedeva un amministratore, con funzione di coordinamento e controllo sugli uffici postali subordinati, incluso quello cittadino, un ufficiale, due assistenti e un mastro postale.

Mentre i primi erano a tutti gli effetti impiegati dello Stato, l’ultimo operava in autonomia, ma limitatamente alla cura degli aspetti strumentali e logistici riguardanti il sistema veicolare e le stazioni di sosta e ristoro.

A metà secolo vennero anche inaugurate le prime linee telegrafiche: la Trieste Vienna  e la Trieste Venezia. Fiume venne collegata a Trieste nel 1856.

La rete postale si presentava ben strutturata sui tre assi portanti: la linea Fiume – Trieste, via Lipa – Rupa e quindi verso l’Italia e le nazioni occidentali; la Fiume – Adelsberg – Lubiana - Gratz – Vienna e quindi i paesi del nord Europa; la Karlstadt – Zagabria e da qui verso i Balcani.

Il sistema viario sulla direttrice sud – est tendeva, invece a scomparire, progressivamente sostituito dalla posta via mare.

Un tratto postale servito con diligenza collegava, infine, Fiume con S. Peter – Pivca, in modo da rendere possibile la coincidenza  con il treno Trieste – Vienna, data l’importanza che stavano assumendo le ferrovie.

Esse, nella seconda metà del secolo, avrebbero collegato la città alle principali direttrici, stante la posizione geografica strategica della stessa e del suo porto.

Dopo la parentesi dell’occupazione croata, nel 1868, Fiume venne riassegnata all’Ungheria ed il Corpus Separatum fu ripristinato. Per la città ed il suo porto iniziò un periodo di grande floridità e crebbero esponenzialmente le esigenze postali.

Era il momento in cui anche la posta per mare  poteva decollare, dopo le primissime esperienze risalenti al 1805, quando, su iniziativa del Consiglio di Stato di Buda, una “navis postalis” aveva assunto il collegamento con le isole del Carnaro.

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(immagine VI 61) 30.8.1846 Lettera da Zara ad Ancona con scritta “Col vapore” del mittente, resa franca con il pagamento di 3 carantani sino al confine pontificio (segno a penna di tassa al retro). Timbro rosso con datario in partenza, come d’uso per le spedizioni franche in plico chiuso, croce di S. Andrea a penna e timbro rosso FRANCA. Timbro rosso corsivo  “STATI EREDITARI AUSTRIACI”  e tariffa con il porto pontificio di 22 bajocchi apposti a Ferrara. Non esisteva un collegameto diretto Zara – Ancona, in quanto era privilegiato il traffico tramite lo scalo di Trieste.

(immagine VI 62) 21.9.1844 Lettera “C. V. da Venezia”, timbro nero in stampatello corsivo, per Fiume. Tariffa in porto assegnato al recto, a penna, bollo rosso circolare di transito a Trieste e bollo con datario di arrivo a Fiume al verso.

(immagine VI 63) 13.9.1850 Lettera da Fiume a Bologna. Anziché essere affrancata con un francobollo da 9 Kr., l’importo fu versato all’ufficio postale, l’indirizzo sbarrato a penna al recto ed il segno di tassazione austriaco, apposto anch’esso a penna, al verso. Al confine ulteriore segno di tassa di 32 bajocchi per le competenze pontificie.

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A breve pubblicherò la VII ed ultima parte della PREFILATELIA DI FIUME, realizzata con il contributo documentale del compianto Francesco Carlotto,  che avrà come tema "Le vie di posta per l’oriente e la posta disinfettata"

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