PREFILATELIA A FIUME la Restaurazione austro – germanica sino al 1822(Parte III/B)

27/03/2020 Oliviero Emoroso Emissioni

Dopo la rioccupazione austriaca delle Province Illiriche, la posta dovette confrontarsi con le difficoltà, proprie di ogni periodo bellico.

I corsi postali francesi, verosimilmente continuarono, seppure a frequenza ridotta. A Fiume scomparirono i timbri francesi e venne occasionalmente riesumato il vecchio V. FIUME.

Tuttavia, i timbri delle Province Illiriche restarono brevemente in uso in qualche località; così, ad esempio a Lubiana: conosco, infatti, una lettera commerciale (incompleta), da LAIBACH ILLYRIE in nero, per Milano, apparentemente risalente al 10.1.189 (v. immagine III26).

A febbraio 1814 venne ripristinata la diligenza postale Fiume – Trieste, mentre, nel giugno dello stesso anno, vigente il Governo Provvisorio, veniva introdotto il primo Regolamento postale delle ex Province Illiriche.

Esso prevedeva ancora l’obbligo del mittente di apporre la indicazione manoscritta della provenienza, senza fare cenno all’uso del timbro (v. immagine III27).

Ma procedendo la restaurazione e meglio definitosi l’assetto politico con la costituzione del Regno d’Illiria, il decreto 18.11.1817, entrato in vigore il primo gennaio successivo, poté introdurre novità ben più significative nella disciplina postale.

Esso abolì, infatti, l’obbligo del pagamento di mezzo porto delle lettere per l’interno a carico del mittente, trasferendo l’intera tariffa a carico del destinatario (lettera in porto assegnato) o, in alternativa dettando una disciplina assai più precisa per le lettere franche.

L’impiegato postale, nel caso di lettera franca, doveva segnare una croce sul recto (croce di S. Andrea) e la tassa riscossa al verso. Egli doveva altresì indicare il luogo di impostazione con apposito timbro, privo di data e della vecchia indicazione “V.” (von) (v. immagine III28).

Peraltro, la posta, in questi anni di grave contrazione delle attività economiche, è rara. Le prime lettere conosciute, del periodo della Restaurazione, partite da Fiume, risalgono al 1820 (v. immagine III29).

Le lettere in porto assegnato recano per lo più il timbro lineare di provenienza in nero e tassa a carico manoscritta in sanguigna.

Esse viaggiavano normalmente in apposito plico chiuso, ma se accettate dopo l’orario stabilito per l’accettazione, potrebbero essere state bollate con un timbro diverso, ad esempio con il timbro amministrativo dell’Ufficio postale ed assegnate allo scoperto, cioè “fuori sacco”, al corriere (v. immagini III30).

Quelle franche recano, di norma, il timbro di provenienza rosso, croce di S. Andrea e tassa riscossa al retro, in sanguigna (v. immagine III31).

Le lettere in franchigia, infine, recano sempre l’intestazione dell’Ufficio del mittente, il n. progressivo del registro delle spedizioni, corrispondente al n. di protocollo dell’ufficio speditore e l’indicazione “ex off. (ex officio)” e cioè le indicazioni poste a carico del mittente.

Diverso il discorso per la tariffazione, a cura dell’impiegato postale. Le franchigie non viaggiavano gratuitamente. I costi venivano addebitati alle rispettive amministrazioni con conteggi mensili o trimestrali da parte dell’Ufficio postale creditore. A volte, pertanto, l’impiegato usava segnare la tassa anche sulle lettere “ex off.”

Su questa tipologia di corrispondenze, ci si può imbattere anche in segni relativi al controllo e segnatura del peso, da non confondere con le tariffe. Esso viene espresso in lotti di Vienna (“LO”), equivalenti ai lotti di Presburgo, pari, cioè a gr. 17,5 per ciascun lotto . (v. immagini III32).

Un’ultima precisazione sul colore delle timbrature. Si è già detto che, se viaggiavano in plico chiuso, il timbro era normalmente nero per le lettere in porto assegnato e rosso per quelle franche.

Per le franchigie il colore era di norma, ma non sempre, quello delle lettere franche; a Fiume, però, venivano spesso timbrate in azzurro verdastro.