Aerei militari a Fiume irredenta: Posta Transadriatica ed aviazione dannunziana

29/10/2015 Oliviero Emoroso Posta militare

Quando, il 17 novembre 1918, le colonne dell’esercito italiano, provenienti dall’altopiano carsico furono in vista della città di Fiume, il paesaggio che si aprì loro dovette sembrare straordinariamente diverso rispetto alle  trincee ed alle prime linee dove avevano a lungo sofferto.

Scendendo dalla strada di Matuglie si apriva lo scenario dei verdi contrafforti montuosi che precipitano nell’azzurro del mare di Lovrana e di Abbazia, lo splendore luccicante del golfo del Carnaro, con il monte Nevoso sullo sfondo e le isole in lontananza ed a sinistra la città di Fiume, il porto, il cantiere, le installazioni industriali.

Negli animi di quei giovani dovettero agitarsi passioni contrastanti: l’entusiasmo di mettere piede nelle terre redente, l’ammirazione per la vita della città, ma anche la nostalgia di casa, la consapevolezza della lontananza dalle famiglie, il desiderio di comunicare con esse, di renderle partecipi dell’accoglienza loro riservata da quel pezzo di Italia.

Proprio le comunicazioni, tuttavia, rappresentavano un elemento di difficoltà del primissimo dopoguerra.

Tra maggio e novembre del 1918, infatti, gli eserciti alleati avevano sottoposto a bombardamenti le posizioni austriache lungo le coste. Finita la guerra, la scarsità di mezzi e lo stato delle strade rendevano piuttosto difficoltose le comunicazioni. Il trasporto della corrispondenza tra le località costiere era avvenuta normalmente via mare, ma anche le vie di mare non erano troppo sicure, a causa delle numerose mine flottanti.

Già nel giugno 1917 la Marina Militare aveva sperimentato, seppure soltanto per pochi giorni, un servizio postale aereo postale tra Brindisi e Valona. Fu quasi certamente quell’esperienza ad ispirare la creazione di un servizio di trasporto rapido nell’alto Adriatico, svolto con idrovolanti.

Si trattava di attività tutt’altro che esente da rischi, in quanto i rigori dell’inverno erano alle porte.

Recita un antico detto fiumano: la Bora nasce a Segna, si sposa a Fiume e muore a Trieste. Essa viene preannunciata da un cappello di nuvole attaccato agli alti massicci montuosi da cui scende un’aria fredda e pesante e soffia furiosamente fino a tre giorni di seguito.

Con i refoli di bora, i leggeri idrovolanti incaricati del servizio, non potevano levarsi in volo, ma il pericolo non era inferiore quando da dietro i monti soffiava forte ed a raffiche la tramontana, rendendo il cielo terso ed il mare spumeggiante. Non era consigliabile levarsi in volo neppure con il più caldo scirocco, quando il cielo si caricava di nuvole piene di pioggia.

Dei collegamenti aerei, caduti nel dimenticatoio ed allora pressoché sconosciuti ai filatelisti, fornì per primo un resoconto, su “La Rivista Filatelica d’Italia” nel gennaio 1922 (12), il rag. Lorenzo Bernardelli, “per gentile concessione di una alta autorità militare”.

L’Autorità di cui trattasi dovrebbe essere identificabile nell’Ammiraglio Enrico Millo, già presente a Valona all’epoca dell’organizzazione dell’occupazione dell’Albania, quindi a conoscenza della sperimentazione del servizio aereo, il quale, il 3 novembre, venne inviato in Dalmazia come Comandante Militare Marittimo. Fu verosimilmente lui l’ideatore del servizio nell’alto Adriatico con idrovolanti F.B.A. e Macchi 5.

Sulla rivista venne pubblicata l’intera Circolare n. 6611 del 20.11.1918, della Direzione dei Servizi Aeronautici di Venezia, firmata  “Valli”, contenente “Norme generali per il servizio” della posta Alto Adriatico”.

Prima della promulgazione, la circolare venne inviata ai Comandi in Capo di Venezia, Pola e della Dalmazia, nonché al Comando della Marina Militare di Ancona.

Veniva previsto, durante il giorno ed in condizioni climatiche favorevoli, l’uso di idrovolanti da ricognizione e da caccia, cui venivano fornite specifiche indicazioni per poter viaggiare in sicurezza.

Quanto al servizio postale:

“Il trasporto aereo della corrispondenza sarà limitato a quella di ufficio ed a quella privata ordinaria: quest’ultima se proveniente dagli uffici di posta civile, già confezionata in sacchi chiusi e suggellati e quindi già censurati.

Nella corrispondenza privata sfusa i francobolli verranno annullati col timbro della posta aerea della Stazione.”

Quindi vi erano due possibilità di consegna della corrispondenza privata: o agli uffici di posta civile, o direttamente alla “Stazione” aerea. Nel primo caso non vi erano segni distintivi del viaggio aereo, in quanto lettere e cartoline venivano bollate con il timbro civile e preventivamente censurate, quindi racchiuse in dispacci sigillati; questi ultimi erano accompagnati da una distinta di accompagnamento, munita del bollo di partenza dell’ufficio postale civile, del bollo di aviazione ed infine, all’arrivo a destino, del bollo di arrivo dell’ufficio postale (figura 1).

Nel secondo caso, le affrancature, consegnate o comunque pervenute sfuse alla stazione aerea, dovevano essere annullate con l’apposito bollo di posta aerea prima di essere riunite nei dispacci; la distinta era munita del timbro di aviazione e veniva bollata all’arrivo con bollo dell’ufficio postale civile (figura 2).

Escluso il trasporto di sacchi troppo pesanti o voluminosi e quello dei giornali, la circolare disciplinava, quindi, un accurato procedimento operativo teso ad assicurare la correttezza del trasporto. Ogni dispaccio (sacco o plico) veniva numerato, corredato del documento accompagnatorio, sottoscritto dal Comandante di Squadriglia, registrato. Dell’avvenuto recapito doveva essere data apposita comunicazione telegrafica alla stazione di spedizione.  In caso di forza maggiore, era previsto l’avvio a destino con il primo mezzo aereo o marittimo successivamente in partenza.

La circolare così continuava:

“Attesa la brevità del periodo diurno nell’attuale stagione (invernale – n.d.r.) i velivoli effettueranno normalmente soltanto il tragitto di una tappa, consegnando alla Stazione di arrivo i dispacci per la tappa successiva ed imbarcando la posta di ritorno: e le varie stazioni provvederanno nel modo seguente:

VENEZIA – per la linea Venezia – Trieste e viceversa (eventualmente Venezia – Pola).

TRIESTE -  per la linea Trieste – Pola e viceversa.

POLA – per la linea Pola Fiume e viceversa.

POLA – per la linea Pola – Lussino – Zara e viceversa (eventuale).

ANCONA – per la linea Ancona – Lussino e Ancona Zara e viceversa (eventuale).

Le comunicazioni tra Zara e Sebenico saranno effettuale dai veicoli di Sebenico.

Il traffico postale tra le località intermedie alle città principali (Pirano, Cittanova,Umago, Parenzo, Orsera, Rovigno e isole) sarà effettuato con servizio straordinario di velivoli, dalle stazioni più prossime sempre che vi sia convenienza. … omissis …”.

Il numero di febbraio della Rivista Filatelica d’Italia riporta un’ulteriore lettera in cui Lorenzo Bernardelli precisa che il servizio iniziò nel novembre 1918 e durò sino alla fine del 1919, quando la situazione delle comunicazioni era ormai normalizzata. Il collegamento con Fiume, come noto, venne interrotto prima, al momento dell’arrivo di D’Annunzio in città.

Se ne ricavano le linee effettivamente attivate nel 1918:

Venezia – Trieste (eventualmente Venezia Pola);
Trieste – Pola;
Pola – Fiume;
Pola – Lussino – Zara;
Ancona – Lussino (eventualmente Ancona – Zara).
Zara – Sebenico.
In ciascuna delle località citate “normalmente” i velivoli facevano tappa prima del volo di ritorno; qui i dispacci venivano caricati su altro velivolo con il cui volo vi era coincidenza. Sulla direttrice Pola - Zara facevano, evidentemente, una tappa intermedia a Lussino.  A Pola, Trieste e Zara (non a Fiume, come ritengo erroneamente indicato dal Bernardelli), inoltre, gli apparecchi facevano coincidenza per il trasbordo dei dispacci.

La corrispondenza per l’Italia veniva concentrata a Venezia, ma, almeno una parte, volava direttamente ad Ancona.

La stazione di Fiume, quindi, era collegata a Pola con i velivoli di base in quella città istriana e da qui con gli altri centri interessati al servizio. Collegamenti straordinari potevano essere organizzati con Lussino, data la strategicità della relativa posizione.

Circa i speciali bolli di aviazione, la lettera del Bernardelli precisa che “il Comando di Aeronautica di Venezia nel novembre 1918 ne consegnò diversi esemplari sia alla Posta di Venezia, sia alle diverse autorità militari ove funzionava il servizio postale con velivoli”.

I timbri, in gomma, apposti in violetto, sono formati da un rettangolo contenente scritte in caratteri maiuscoli, su distinte righe: “AVIAZIONE R^ MARINA”, nome della località, datario in cartella rettangolare, “POSTA AEREA TRANSADRIATICA”, “NOVEMBRE 1918”.

Sul medesimo numero della citata Rivista Filatelica d’Italia, viene pubblicata anche un’altra lettera, attribuita al sig. W. Jacoucci di Spezia.

In essa vengono menzionati, in aggiunta a quelli già segnalati, altri due timbri rettangolari in gomma, su due sole righe: “R^ MARINA POSTA AEREA – TRIESTE” e “R^ MARINA POSTA AEREA – POLA”. Inoltre viene specificatamente citata l’impronta rettangolare di Fiume con data.

Due ulteriori tipi, su tre righe, privi di cartella, sono catalogati, usati solo a Venezia, dove aveva sede la Direzione dei servizi aeronautici.

Alcuni aspetti vengono approfonditi da John F. Gilbert, il quale, a sua volta, si rifà al testo di cinque pagine, corredato di diverse immagini, di un appassionato, A. Fitz Gerald.

Vediamoli in breve, partendo da una curiosità: l’impronta rettangolare veniva a volte applicata con il datario in bianco. Non mi risulta, tuttavia, che ciò sia avvenuto a Fiume.

Inoltre, secondo i cataloghi, il servizio sarebbe iniziato ufficialmente il 23.11.1918; Fitz Gerald, tuttavia, documenta una cartolina scritta da Trieste per la Francia il 5 novembre ed annullata con il cachet di Venezia il 11.11.1918. Su di essa era apposto anche un’altra impronta, assai rara, con scritte in nero allineate su tre righe: “Aviazione Marina* posta” “Aerea Transadiatica*” “Novembre 1918”.

La frequenza dei voli, condizionati dalle condizioni metereologiche, era incostante. L’appassionato collezionista, tuttavia, ha svolto un’indagine statistica: nel gennaio 1919 sulla linea Pola – Fiume e ritorno vennero coperte 527 miglia (5 o 6 viaggi di andata e ritorno in un mese). Non molte! Infatti, il cachet di Fiume è tra i più rari: ne sono noti pochi esemplari.

E’ sorto qualche malinteso circa l’ubicazione della Stazione aerea di Fiume.

Gli aeromobili provenienti da Pola ammaravano direttamente davanti alla città, in acque sicure, dirigendosi alle banchine del porto. Da lì era facilmente raggiungibile la Posta di via del Corso.

Nell’edificio, dove trovò ospitalità l’Ufficio di Posta Militare n. 83, poteva appoggiarsi anche l’incaricato della Posta Aerea Transadriatica, fruendo di tutto quanto necessario, servizio telegrafico incluso.

Il 12 settembre 1919, dalla strada di Matuglie, preceduta da quattro autoblinde, scendeva in città, proveniente da Ronchi, la colonna comandata da Gabriele D’Annunzio.

L’inizio dell’impresa segnò una brusca interruzione dei collegamenti della posta Transadriatica con Fiume. Ma, di fatto, si apriva un nuovo e diverso capitolo della presenza aviatoria nei cieli della città.

Gabriele D’Annunzio, infatti, era molto conosciuto, per le sue imprese, nell’ambiente aviatorio; durante la guerra molti piloti avevano volato con lui (figura 3).

Dopo l’inizio dell’avventura legionaria, in parecchi lo raggiunsero con i loro veivoli.

“Tra questi i piloti Censi e Granzarolo, che avevano partecipato al famoso volo su Vienna, Cabruna, Casagrande, Carminiani, Caiero, Ancillotto, Locatelli, Bini, il pluridecorato Guido Keller., che aveva fatto parte della squadriglia ‘Baracca’… omissis…"

La piccola forza aviatoria di Fiume non fu impegnata in operazioni di guerra, ma piuttosto in attività di ricognizione, di collegamento, con Zara, in voli dimostrativi.

Guido Keller , ad esempio, volò su Roma, lasciando cadere un orinale su Montecitorio; Carminiani volò su Parigi, il 17 gennaio 1920, facendovi piovere migliaia di volantini propagandistici e per questo fu celebrato dalla stampa e dagli aviatori d’oltralpe.

L’aviazione fiumana ebbe anche i propri martiri, gli aviatori Ferri e Scaffidi, precipitati mentre tornavano da un volo su Trieste; nel febbraio 1920 la città di Fiume tributò loro solenni onoranze funebri.

Il campo di aviazione venne collocato vicino a Grobnico, una spianata tra le alture sassose, cui si sale inoltrandosi per qualche chilometro nell’entroterra, in direzione nord-est: poche baracche ed una pista sterrata, nel luogo dove oggi sorge una pista per gare motociclistiche (figura 4).

Negli ultimi giorni del 1920, dovendo ridisegnare le linee di difesa della città, venne poi trasferito sull’isola di Veglia, vicino a Njvice,  grosso modo dove oggi sorge l’aeroporto di Omisalj, a servizio della città di Rijeka.

I documenti postali rimasti a testimonianza dell’Aeronautica fiumana sono molto rari. Va ricordato, innanzi tutto, il volantino “La parole de Fiume”, di cm. 17 x 12, scritto da D’Annunzio il 16.1.1920 e lanciato su Parigi nello storico volo in coincidenza con la Conferenza di pace (figura 5).

Vi è poi una lettera raccomandata menzionata nell’opera di Cherubini e Taragni: essa parte da Fiume G1G il 3.9.1920, affrancata con tre francobolli “Valore globale” dell’importo complessivo di 5,25 Corone.

E’ l’esatta tariffa di una lettera raccomandata in terzo porto, per espresso, in corone fiumane ragguagliate alle lire italiane, così come previsto dal tariffario allora vigente. Il plico reca i bolli in arrivo a Venezia del 4 settembre.

In alto  l’intestazione apposta con nitido bollo lineare, disposto su due righe, in lettere tutte maiuscole, “COMANDO AERONAUTICA” “IN FIUME D’ITALIA”; sotto il bollo tondo a doppio cerchio, con stemma sabaudo al centro e le scritte “COMANDO AERONAUTICA” “CITTA’ DI FIUME”. Entrambi i timbri sono di colore violetto (figura 6).

Gli Autori avvertono che non si hanno elementi sufficienti per determinare l’esistenza di un servizio postale aereo, sia pure saltuario, tra Fiume e Venezia.

E’ evidente che la città, presa con un atto di forza dai Legionari, in aperta ribellione nei confronti del Governo italiano e delle potenze alleate, non poteva essere collegata con regolarità per via aerea.

Su lettera spedita da Fiume D1D 12.1.1920 e diretta a Taranto, dove giunse il 26.1.1920, il timbro lineare dei reparti aeronautici di Fiume (fiugura 7) risulta apposto in versione leggermente differente rispetto a quello della raccomandata per Venezia precedentemente descritta: la seconda riga è ravvicinata alla riga superiore e le lettere leggermente ravvicinate, in modo da determinarne un diverso allineamento.

Fiorenzo Longhi, tra i massimi esperti di aerofilatelia, nel periziare la busta dichiara di conoscere solamente cinque lettere con il raro timbro, senza tuttavia distinguere i due diversi tipi. Personalmente posso attestare che esiste un’ulteriore busta, raccomandata espresso, partita da Fiume A1A il 24.11.1919 ed affrancata con francobolli “Posta Fiume” per l’esatta tariffa di 1,15 cor., indirizzata a Roma, dove giunse il 27.11.1919. Al retro, nella posizione normalmente destinata al mittente, il bollo lineare uguale alla lettera per Taranto (figura 8 - 9).

Il Ciullo considera tali timbri dei “bolli amministrativi” e personalmente ne ritengo condivisibile l’opinione, tenuto anche conto dei comodi tempi di percorrenza delle corrispondenze, non compatibili con spedizioni per via aerea.