BREVE STORIA DI FIUME dal 1822 ai moti del 1848 (PARTE III)

11/05/2020 Oliviero Emoroso Altri periodi storici

1822 DOPO LA PARENTESI NAPOLEONICA, FIUME SOTTO IL CONTROLLO UNGHERESE

Il 15 ottobre 1822 il R. Commissario conte Majlath ricevette la città di Fiume, per conto della Corona Ungherese, con la medesima veste giuridica che la città aveva rivestito prima delle occupazioni napoleoniche (v. immagine  III 07).

La riorganizzazione statale veniva altresì fondata sui c.d. Lander o Kronland, fatto che per un verso consentiva il ritorno all’autorità statale, ma per altro suscitava nuovi sentimenti nazionalistici.

In particolare il Goriziano e l’Istria andarono a costituire il Kronland dei Litorali, con sede amministrativa a Trieste; Carniola e Carinzia costituirono il Kronland dell’Illirio, con sede amministrativa a Lubiana; a sud si formò il Kronland della Dalmazia, che faceva riferimento a Zara;  Fiume, infine, veniva annessa al Kronland Croato – Slavone (v. immagine  III 08).

In tal modo il confine con l’Ungheria veniva a cadere tra Fiume e Castua, dove era posizionata anche un’anacronistica barriera doganale tra Austria ed Ungheria, scelta appena temperata dallo status della città di Corpus Separatum.

Sotto il profilo economico commerciale si stavano creando le premesse per quel bipolarismo Trieste Fiume, che avrebbe avuto la sua massima espressione nella seconda metà del secolo, anzi un po’ più tardi, dopo l’ascesa al trono di Ungheria di Francesco Giuseppe.

Lo sviluppo economico era testimoniato dall’apertura nel 1826 (v. immagine III 09 e III 10) del nuovo Lazzaretto a Martinsciza, in sostituzione del vecchio ormai insufficiente, ma, a ben vedere, la città contava appena un quarto degli abitanti di Trieste, che nel medesimo periodo stava per superare i 50.000 abitanti e si sviluppava velocemente: solo vent’anni dopo avrebbe superato gli 80.000.

I MOTI RIVOLUZIONARI DEL 1848

Il 1848 si aprì all’insegna del vento rivoluzionario che a Parigi, Berlino e Vienna scompigliava i vecchi ordinamenti restaurati dopo la tempesta napoleonica.

Nel marzo i moti raggiunsero il Lombardo Veneto: il 17 insorse Venezia, poco dopo Milano diede inizio alle sue cinque giornate richiedendo con forza riforme liberali.

I Veneziani, spinti da motivazioni nazionalistiche molto più nette, ebbero ragione di 6000 soldati austriaci, metà dei quali si ritirarono via mare verso Trieste mentre l’altra metà, in gran parte di origine italiana passava alla causa degli insorti.

Il 23 marzo Daniele Manin e Niccolò Tommaseo proclamarono la Repubblica di Venezia.

Da Palma, Udine, Treviso e Belluno altri 3000 soldati austriaci ripiegavano su Gorizia e l’esercito asburgico si ritirava anche da Padova e Vicenza.

L’insurrezione parve il momento ottimale per affondare il colpo contro l’Austria ed il 23 marzo venne dichiarata la prima guerra d’Indipendenza, che inizialmente parve promettere la vittoria piemontese, salvo poi concludersi, durante l’estate, con la resa di Milano.

Le difficoltà della monarchia, tuttavia, furono profonde proprio al cuore dei domini asburgici. I democratici insorti a Budapest, a Vienna ed in Boemia, dovettero essere affrontati da 40.000 uomini, al comando dell’ultrareazionario feldmaresciallo Windischgratz, che soltanto ad ottobre ebbe ragione della rivolta (v. immagine 11).

A dicembre, tuttavia, Ferdinando I di Asburgo Lorena, il quale aveva lasciato Vienna, nel momento più acuto della crisi, abdicò a favore del nipote Francesco Giuseppe.

LA REPRESSIONE IN FUNZIONE ANTIUNGHERESE ED IL VENTENNALE REGIME CROATO

Il ruolo croato fu di sostegno alla repressione, in quanto il movimento pancroato era mobilitato in funzione anti ungherese.

Quando il viceconte Bunjievac, alla guida di un gruppo di armati croati, occupò Fiume, scrisse una relazione al Conte Jelacic nella quale presentava il fatto come un’iniziativa tesa  a riportare la città nel grembo croato, rotti, finalmente i legami che l’avevano tenuta unita all’Ungheria.

L’occupazione croata di Fiume, si trasformo in un vero “regime” che durò un ventennio, rappresentando una sospensione del Corpus Separatum e l’aggregazione ope legis all’amministrazione civile, politica ed economica croata.

Che la città fosse in qualche modo penalizzata è testimoniato dai dati del movimento marittimo nei porti austro – ungarici; nel 1843 Trieste movimentava merci per oltre 99 milioni di fiorini, Venezia, surclassata da Trieste, dopo la caduta della Repubblica, oltre 24 milioni, Fiume era al terzo posto, ma con soli 5 milioni.

Tutto il bacino danubiano ungherese, inoltre, veniva fatto gravitare su Trieste, con la costruzione della linea ferroviaria Trieste – Postumia – Lubiana. Anche la Dalmazia venne ben presto attratta nel bacino di influenza triestino.

Ciò nonostante, Fiume si avviava a diventare una cittadina di una certa importanza. Ad inizio secolo era un centro commerciale e porto franco; nel porto avevano accesso anche le grandi navi.

Era sede del distretto commerciale, del Magistrato Civico, aveva un proprio Capitolo e parrocchia ed il convento dei Cappuccini ne sosteneva l’evoluzione culturale.

C’era il magazzino del sale, la dogana, l’ufficio superiore della trigesima, l’ufficio postale. Vi operava una manifattura di tabacchi, una fabbrica di rosolio e liquori e uno zuccherificio.

A metà secolo, gli abitanti, infine, ammontavano a 13900 unità, comprese le frazioni di Cosala, Drenova e Plasse.

La realizzazione della rete ferroviaria ne avrebbe esaltato la posizione strategica, ma solo nella seconda metà del secolo.

Da un lato, infatti, sarebbe stata collegata al nodo di S. Peter e da qui sia alla linea per Adelsberg (Postumia), Laibach (Lubiana) e Vienna, sia alla linea per Trieste e l’Italia, sia all’Istria sino a Pola.

Dall’altro lato sarebbe stato realizzato il collegamento con Karlstadt e Zagabria, in direzione Budapest.

L'INCORONAZIONE DI FRANCESCO GIUSEPPE

L’otto giugno 1867 Francesco Giuseppe fu incoronato Re d’Ungheria.

Era un’Ungheria profondamente cambiata e diversa rispetto al passato, con una reale autonomia statale e con un proprio Parlamento.

Nonostante le manifestazioni di fedeltà espresse in occasione dei moti rivoluzionari, Vienna accantonava le aspirazioni egemoniche croate.

Nello stemma araldico ungherese erano compresi tre elementi: l’Ungheria stessa, la Croazia e Fiume.

Ad un F. Giuseppe indebolito dalla perdita della Lombardia e dall’esclusione dalla Germania, a seguito della disastrosa guerra austro-prussiana, parve prudente cercar di superare le diffidenze della nobiltà ungherese, rinsaldandosi alla nazione ungherese, riconoscendole reale autonomia e ripristinando il patrimonio giuridico teresiano, incluso anche il Corpus separatum, in modo che le tre componenti potessero fornire leale sostegno alla Corona.

Venivano così poste le basi per uno dei periodi di maggior sviluppo della città, in cui il porto avrebbe conosciuto una grande crescita, divenendo lo sbocco al mare di tutta l’Ungheria.

La città si apprestava a divenire concorrente di Trieste e Venezia, assumendo appieno un interesse autonomo per l’Impero Austro – Ungarico.


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(immagine III 07)

(immagine III 08) La situazione geopolitica in una carta del 1846

(immagine III 09) 1847 Fede di Sanità della “fedelissima libera Città e Porto – franco di Fiume”. Porta, in basso timbro del Lazzaretto di Martinsciza.

(immagine III 10) Timbro del Magistratus Sanitatis del Lazzaretto posto in calce alla fede di cui sopra.

(immagine III 11) Manifesto di Ferdinando I  di Asburgo-Lorena, allontanatosi da Vienna a seguito dei moti del 1848.